
Route a Sarajevo - Agosto 2011
A quindici anni dall’inferno vissuto durante l’assedio durato dal marzo ’92 fino al novembre ’95 quando furono firmati gli accordi di Dayton, la città di Sarajevo dà una sensazione, tutt’altro che superficiale, di una tipica capitale balcanica ripresasi notevolmente dal più lungo assedio della storia bellica. Il centro storico brulicante di vita, l’aria orientaleggiante che si respira, ma soprattutto la facilità con cui si trovano centri di culto differenti ad un palmo l’uno dall’altro, porterebbe a domandarsi come sia stata possibile una così veloce ripresa da una guerra combattuta tra vicini di casa. Musulmani ,ebrei , ortodossi, cattolici si vedono scorazzare per le vie di Sarajevo, chi più riconosciuto per segni visibili e chi meno perché la religione non lo richiede. Si potrebbe, allora, ritornare a chiamarla la Gerusalemme d’occidente, un mosaico di religioni che si fondono in un unico acquerello. La varietà religiosa e culturale se, da un lato, si fa simbolo di armonica convivenza , dall’ altro crea un muro invisibile, intangibile seppur concretizzatosi negli accordi del ’95 quando si stabilì la divisione della Bosnia-Erzegovina in due entità: la Federazione ( croato-musulmana) e la Repubblica Srpska di Bosnia. Un muro di Berlino che si respira e che si vive ogni giorno nelle periferie di Sarajevo. Una Repubblica patriottica che porta alto il nome di Mladic, che continua a cercare la propria indipendenza dal resto del paese, che utilizza le scuole come mezzo di diffusione nazionalista, che vede come un ostacolo al suo progetto di ricostruzione una possibile entrata nell’UE; ed a pochi passi, una Federazione piegata da una frammentazione politica interna portata all’esasperazione, che non riesce ad avere un governo stabile capace di mettere ordine e avere fiducia. Musulmani contro ortodossi: questa è la Sarajevo di oggi; ma la voce dei cittadini sarajeviti non ha mai smesso di urlare la propria verità. Una verità fatta di una guerra non voluta, caduta sulle famiglie come un macigno che non guarda oppressori e oppressi, mascherata con motivi effimeri,religiosi, che non hanno dato giustificazione alle perdite subite. Una verità testimoniata da coloro che hanno provato sulla loro pelle i frutti marci di un’organizzazione internazionale come l’ONU, che in quanto ad organizzazione ebbe ben poco non sapendo, o non volendo, evitare un massacro come quello di Srebrenica. Una verità difficile, scomoda, circoscritta ai Balcani che non riesce ad uscire, ad arrivare agli occhi e alle orecchie di chi non ha visto in diretta il conflitto serbo-bosniaco. Quello che oggi la Bosnia,in punta di piedi, ci chiede è di non dimenticare. Di essere portavoce di quel tragico destino che ha avuto il coraggio di ripercorrere le azioni atroci di un genocidio. “Oggi la vita ha vinto la morte”. Questa è la voce di Sarajevo che, davanti alle lapidi del cimitero di Potocari ,fa memoria chiedendo di perpetuarla ritornando nel proprio paese. Daniela Buonasera
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Testimoni...
Non facevano che ripeterci: "Voi siete i testimoni di Sarajevo" ed io adesso voglio diventarlo. Io sono una testimone di Sarajevo e ve la voglio raccontare da un punto di vista che sicuramente non conoscete: il mio. Ho visto per la prima volta questa città l'estate scorsa, quando sono partita con gli scout per fare servizio come animatrice ai bambini del posto. Non sapevo cosa dovermi aspettare. Non conoscevo le ragioni politiche che avevano portato il paese alla guerra e probabilmente non le conosco bene tuttora. Non sapevo come avrei potuto interagire con dei bambini che non capivo. Sono arrivata bianca e come carta assorbente ho raccolto tutto l'inchiostro che mi veniva offerto. Adesso vi voglio parlare non di politica, ma di umanità. Vi voglio parlare non di guerra, ma di famiglie deturpate. Non di vinti e vincitori, non di parte lesa e parte che lede, ma di persone, di sogni rubati, di infanzie perdute e amori stroncati. Vi racconterò di Admira Ismic e Bosko Brikic, entrati nella storia come i Romeo e Giulietta di Sarajevo. I due giovani, lei di professione musulmana, lui di origine serba, avevano resistito all'odio etnico grazie al loro amore solido e passionale. Volevano coronare il loro sogno d'amore in qualsiasi angolo della Terra che fosse il più lontano possibile dall' incubo dei cecchini e delle granate. Ed è così che morirono mano nella mano, nella "terra di nessuno" che separava la zona musulmana da quella serba della capitale bosniaca. I loro corpi abbracciati divennero il simbolo della tragedia. Vi racconterò adesso di Gabriele Moreno Locatelli, pacifista italiano ucciso da un cecchino il 3 Ottobre del 1993. Gabriele faceva parte dei beati costruttori di pace e durante quel drammatico 3 Ottobre, insieme ad altri quattro pacifisti. stava attraversando il ponte Vrbanja per deporre una corona di fiori nel punto in cui era morta la prima vittima della guerra. Avevano voglia di dimostrare che a Sarajevo la vita poteva andare avanti. Che avevano voglia di vivere, non di sopravvivere. Volevano dimostrare che erano tutti vittime di una demagogia che li aveva accecati, che li aveva convinti ad odiarsi fra vicini di casa, a combattersi fra amici. Volevano ricordare a tutti che quella loro diversità era sempre stata fonte di ricchezza e non di divisione. Per questo motivo Gabriele Moreno Locatelli il 3 Ottobre del 1993 venne raggiunto dai proiettili di un cecchino. La sua uccisione è interpretabile come una cinica volontà di riaffermare l'esistenza della linea della morte che divideva in due la città. E infine voglio raccontarvi le lacrime di una mamma a cui è stato strappato il figlio dalle braccia per essere condotto a morte certa nei campi di battaglia. Voglio raccontarvi di un uomo che ha visto accanto a sè la mano fredda della morte, un uomo che si trovava sulla traiettoria di una granata, si è scansato di poco per accendersi una sigaretta, quel tanto che bastava da sopravvivere. Vi voglio raccontare del tunnel della speranza, l'unico contatto con l'esterno che permetteva il rifornimento di viveri e munizioni. Vi voglio raccontare di quelle famiglie che ancora oggi aspettano di poter seppellire i propri cari. Vi voglio raccontare di quel panorama mozzafiato che ho visto dal belvedere di Sarajevo: vedevo ai miei piedi una città meravigliosa e un milione di lapidi. Ho voluto portare la mia testimonianza nonostante sia piccola, nonostante forse verrà presto dimenticata. Ho voluto portarla perchè Madre Teresa diceva: "Quello che facciamo è solo una goccia nell'oceano. Ma se non ci fosse quella goccia, all'oceano mancherebbe quella goccia perduta [...]". Ho voluto portarla perchè il dramma di Sarajevo non si ripeta e perchè, purtroppo, più inchiostro assorbivo più mi rendevo conto di quanto il nostro paese sia pericolosamente vicino a ripercorrere lo stesso triste destino. La diversità è ricchezza, non dimenticatelo. Non dimenticate Sarajevo. Diletta Di Bartolo
In Cammino Verso Sarajevo
La Comunità RS del Messina12 proiettata verso la partecipazione al Progetto Sarajevo del Settore Internazione dell’Agesci ha attivato un percorso di avvicinamento. Oltre ad approfondimenti tematici e storico-culturali sono previsti eventi e attività di autofinanziamento a sostegno della partecipazione e del progetto.
Il Progetto Sarajevo
Attivarte, le foto (Simona Marino)
ATTIVA ARTE, e il capitolo si conclude...
ATTIVA ARTE, evento conclusivo del capitolo su arte e artista oggi
La Comunità RYS intergruppo dei gruppi scout Agesci Me4-ME12-ME14 ha concluso il capitolo dal titolo "Impara l'arte e mettiti da parte?" approfondendo il ruolo dell'artista e lo spazio per l'arte nella società contemporanea. L'iniziativa di Domenica 15 Novembre a Forte Oglistri, messo a disposizione dal Comune di Messina e dalla V Circoscrizione, rappresenta l'esito del percorso compiiuto (attraverso interviste, incontri con artisti, visita a musei e città d'arte) sulle tracce dell'artista.
venerdì 7 agosto 2009
Route Estiva 25/07-01/08

lunedì 30 marzo 2009
CAPITOLO 2009
"Impara l’arte… e mettiti da parte?"
1 Scelta del tema
PUNTO DI PARTENZA
Politica: Riguarda ogni aspetto della nostra vita
Arte: Riscoperta delle Risorse artistiche del Territorio
SINTESI
Titolo “Impara l’arte… e mettiti da parte?”
Ambiti:
::Quale Arte oggi (fumetti, grafica, danza, musica, recitazione, ecc.)
::Cosa ci offre la nostra città?
::Come è riconosciuto l’artista dallo Stato?
2 Approfondimento
Ambito | Obiettivo | Azioni/Strumenti |
Arte/Artista >Oggi | Comprendere cos’è arte e artista per noi | Confronto in Comunità RS |
Conoscere Cosa considera arte/artista l’opinione pubblica: gente comune | Inchiesta | |
Comprendere cosa è arte/artista per operatori del settore | Confronti/incontri con esperti | |
Arte/Artista > Città | Conoscere chi decide/si occupa di arte sul territorio: | Ricerca su iter e procedure |
Incontrare (se necessario) chi ha il compito di decidere | ||
Incontro GAI sulle opportunità per l’artista | ||
Verifica. La Costituzione è il Punto di Partenza. E di Arrivo? | Confronto in Comunità RS (con esperti?) | |
3 Esperienza | ||
Ambito | Obiettivo | Azioni/Strumenti |
Arte/Artista > Stato/Società | Conoscere luoghi/modi in cui l’artista si manifesta in rapporto con la società | Conoscenza di esperienze significative Fiumara d’Arte, Tusa, Gibellina, Sciacca) |
Conoscenza di esperienze di confine (Graffiti…) |
4 Discussione
5 Momento delle scelte
6 Momento dell’impegno
martedì 3 febbraio 2009
Operazione P.a.u.l. - Scelta la lettera
venerdì 28 novembre 2008
Adesione al Progetto P.A.U.L.
Nelle prossime settimane si procederà alla scelta della Lettera e alla defnizione delle modalità di attuazione del programma.